Formazione Politica

CRONACA DEL 1° SEMINARIO DI FORMAZIONE STORICO-POLITICA DEL PDF

Investire in formazione è da sempre il fiore all’occhiello di ogni grande azienda. Non sono molte del resto quelle che attualmente possono permettersi di farlo, perché preparare, organizzare e realizzare un qualsiasi evento formativo implica da un lato la disponibilità economica ad affrontare gli inevitabili costi e, dall’altro, una valutazione dei destinatari della formazione stessa, così da ottenere il massimo ritorno. Ebbene, sabato scorso ho avuto la fortuna di partecipare a Roma a un’iniziativa che ha sovvertito tutto questo.

Il 1° Seminario nazionale di formazione storico-politica del Popolo della famiglia, organizzato il 2 dicembre all’Hotel-Congressi “Domus Novae Bethlem”, in primo luogo, ha cercato di evitare le connotazioni di un appuntamento “convegnistico”. Come ha precisato Mario Adinolfi nel suo intervento, infatti, non è intenzione del nostro movimento dare luogo ad una «università politica». L’approccio della formazione del PdF, piuttosto, ha un approccio “mobilitante” e, nello stesso tempo, diretto a creare le premesse per un’attività politica ispirata ai “principi essenziali” della difesa e promozione della vita, famiglia, educazione e lavoro, conformemente al programma dei 26 punti ispirati alla Dottrina sociale della Chiesa.

Ma ritorniamo specificamente al significato dell’evento a cui ho assistito anch’io sabato 2, assieme a una settantina di altri dirigenti, tesserati e simpatizzanti del Popolo della famiglia provenienti da ben 7 Regioni d’Italia (Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Lazio, Umbria e Puglia). Nessuna grande azienda, nessuna selezione interessata dei partecipanti, nessuna motivazione utilitaristica. Il PdF anche in questo dimostra di andare controcorrente. Grazie alla professionalità di tanti suoi validi collaboratori lo staff di Roma ha organizzato una giornata di approfondimento storico-politico di valore unico. Si è parlato innanzitutto di identità e storia d’Italia, passando in rassegna i veri profili biografici e attività di protagonisti molto differenti fra loro, da Vittorio Emanuele II a Goffredo Mameli, da Luigi Gedda a Don Luigi Sturzo, per finire con i cattolici italiani vittime degli “Anni di piombo”, partendo da Luigi Calabresi per finire con Roberto Ruffilli, quest’ultimo addirittura docente nella prima formazione politica di Mario Adinolfi.

“Nazione”, “Stato”, “Patria”: nei suoi interventi al Seminario il giornalista e scrittore Fabio Torriero ha descritto nel loro giusto senso queste parole ormai abusate che, però, riprendono il loro pieno significato grazie ad una disamina attenta e libera dai condizionamenti imposti a noi italiani in decenni di cattivi libri di testo, documentari, fiction, etc. Parole. Forse, ma non solo. Prima ancora di un Re o di un esercito è la lingua, sono i costumi, è la religione che unisce un terra, la nostra terra. Lo ha affermato P. Giacobbe Elia nella sua apertura della giornata di sabato, spiegando come essere coscienti di questo ci aiuta a capire che l’Illuminismo non è stato “lume”, ma buio, una tenebra che ha abbruttito l’uomo moderno e vuole veder affondare definitivamente quei valori che solo il Popolo della Famiglia oggi torna a difendere.

E anche in Italia non c’è nessun “Risorgimento” quindi, come ha ben argomentato Giuseppe Brienza, ma solo una “Rivoluzione italiana”, in pratica la brutta copia del sovvertimento francese del 1789 che ci ha imposto un modello che in più di un secolo ha tolto alla nostra patria molto di più di quello che sembrerebbe averci dato.

Non c’è stata nessuna “Guerra di Liberazione”, ha illustrato dal canto suo lo storico ferrarese Andrea Rossi, bensì una dilaniante “Guerra Civile italiana” che, dal 1943 e fino al 1948, conta i morti ma, finora, ha celebrato solo quelli caduti da una parte e ne ha fatto degli eroi. La “vulgata resistenziale” egemonizzata dal Partito Comunista italiana, infatti, ha nascosto e taciuto stragi di intere comunità raccolte intorno al loro parroco, simbolo ancora una volta di quei “valori non negoziabili” che ora come allora il potere vuole far scomparire.

E poi ci sono loro, i testimoni. Silenziosi, coraggiosi, uomini che hanno fatto della loro vita una dimostrazione di quanto invece quei valori siano l’unico traguardo verso il quale marciare, lavorare, impegnarsi e – per molti di loro – anche morire.

Nella cornice di un piccolo albergo romano, in un sabato di avvento, il Popolo della Famiglia ha messo la prima pietra per la costruzione di un nuovo – o forse antico, sicuramente saggio – modo di fare politica: testimoniare l’impegno di chi ci ha preceduto per rafforzare l’impegno di chi si sta mettendo in campo oggi. Formare per conoscere e per diffondere. Formare per trovare la forza insieme agli amici che fanno la tua stessa strada. Formare per non lasciare che qualcun altro racconti la tua storia e la annulli.

Fonte: Marina Galani, Dal #seminario formativo del PdF, in “La Croce quotidiano”, 5 dicembre 2017, p. 2.