Formazione Politica

L’ANOMALIA ITALIANA: DAL RISORGIMENTO AL SESSANTOTTO

Sono tanti gli innocenti che hanno trovato una morte ingiusta e crudele in quella folle stagione italiana di violenza passata alla storia come “Anni di piombo” (1972-1988) e che, per molti aspetti, è “figlia” del Sessantotto. Quelli di cui parliamo oggi al 1° Seminario di formazione storico-politica del Popolo della Famiglia sono posti a nostro esempio in quanto “servitori dello Stato” di inimitabile integrità e, contemporaneamente, cattolici dichiarati e coerenti (per alcuni, è stato persino avviato il processo di canonizzazione).

Iniziando dal Commissario di polizia Luigi Calabresi (1937-1972), passando poi al presidente democristiano della Regione Sicilia Piersanti Mattarella (1935-1980), all’indimenticabile (e indimenticato) Aldo Moro (1916-1978), a quel giudice Emilio Alessandrini (1942-1979) che, l’attuale direttore de “la Repubblica” Mario Calabresi (e figlio del citato Commissario PS) ha definito “uno dei magistrati migliori che Milano abbia mai avuto”, per finire con il vicepresidente del Consiglio superiore della Magistratura (1976-1980) Vittorio Bachelet (1925-1980) e lo storico cattolico e senatore Dc Roberto Ruffilli (1937-1988).

Ma tutto cominciò, alle ore 16:37 del 12 dicembre 1969, quando una bomba esplose nel cuore di Milano provocando 17 morti. La strage di piazza Fontana segnò l’avvio della “strategia della tensione” legata a doppio filo con le dinamiche perverse che diedero vita agli “Anni di piombo”. Per “piombo”, però, s’intende non solo quello delle armi, le famigerate P38 utilizzate così di frequente dalle Brigate Rosse, bensì anche quello che scorreva sotto le rotative dei giornali, delle riviste e dei media “fiancheggiatori”. Che hanno preparato il brutale assassinio, il 17 maggio del 1972, data di “avvio cruento” della stagione del terrorismo in Italia, di Luigi Calabresi, il cui ritratto oggi, dopo decenni di calunnie e disinformazione, è “un ritratto in piedi”, come ha scritto Marcello Veneziani. Una figura di Italiano, cioè, che non è sceso a compromessi ed ebbe sempre il senso dello Stato. […] Solo una storiografia attenta ai valori dello spirito, quella che Giorgio La Pira soleva chiamare la “storiografia del profondo”, è in grado di capire il significato e il ruolo che hanno giocato la morte e il “martirio” di questi Cristiani che, grazie alla loro testimonianza e al loro sacrificio, hanno contribuito in modo determinante alla sconfitta morale del terrorismo».

Fonte: Giuseppe Brienza, appunti dall’intervento al 1° Seminario Nazionale di formazione storico-politica del Popolo della famiglia sul tema: “Cattolici protagonisti e vittime degli Anni di piombo”, Roma (Domus Novae Bethlem) 2 dicembre 2017].