Ripetitori

RIFLESSIONI A MENTE FREDDA.

Passano i giorni ma i 220mila voti pidieffini continuano ad essere pietra dello scandalo. Aldo Cazzullo in un bell’articolo oggi sul Corriere della Sera torna a sottolineare sorpreso questo dato numerico raccolto, scrive, “solo in rete” (volendo intendere, senza un euro, a mani nude) così come a caldo ci aveva definito “la rivelazione di questa tornata elettorale” affibbiandoci un bell’8 in pagella, secondi solo al 9 di Di Maio. A chi aveva addirittura detto che fosse un voto ironico, arriva l’articolo di oggi a chiarire le idee. Chi segue professionalmente da decenni la politica sa che raccogliere alla prima tornata in posizione autonoma e senza copertura mediatica una mole così importante di voti è impresa che in sostanza non ha precedenti nell’area cattolica. I vari tentativi tipo Italia Cristiana o le diverse declinazioni di Nuova Democrazia Cristiana post 1992 si sono sempre attestati molto lontani dalla soglia delle centinaia di migliaia di voti, chi era andato “meglio” era stato il ben più noto di me Giuliano Ferrara nel 2008, ma si era fermato a 130mila voti. Chi scrive di politica e ha memoria storica queste cose le sa e dunque il nostro risultato colpisce.

Non a caso (credo sia un unicum per le vicende che riguardano le “piccole” liste) proprio il numero dei nostri voti è stato utilizzato da molti giornali per alimentare articoli ed editoriali in questi giorni che hanno occupato le prime pagine. Ieri Alessandro Campi sul Messaggero (e poi anche sul Gazzettino e sul Mattino) faceva riflettere i lettori del principale quotidiano della Capitale proprio partendo dall’elencazione puntigliosa dei nostri numeri e del nostro approccio programmatico. Avvenire con Danilo Paolini ha sottolineato stupito come avessimo messo alle nostre spalle la ben più coperta mediaticamente Lista Civica Popolare di Beatrice Lorenzin e i prodiani di Insieme. Il Sole 24 Ore ha citato solo noi come elemento di “resistenza” purtroppo esiguo in una dimensione complessiva di scomparsa del centro politico cattolico in questo paese. Il Giornale, riprendendo alcuni commenti apparsi in rete, ha affermato che i “cattolici” (in realtà sempre i soliti cinque o sei) ci rimproverano per essere stati determinanti per far perdere il centrodestra in alcuni collegi uninominali e alla Regione Lazio. Un signore che farebbe fatica a radunare gli amici per una festa di compleanno ha scritto su La Verità di Maurizio Belpietro (che non arriva alle 20mila copie vendute, forse con un po’ più di rispetto lo leggeremmo anche noi, ma da settimane la sola ossessione di quel quotidiano è scrivere contro il PdF) che i 220mila voti del Popolo della Famiglia rappresentano il fallimento di una “lista civetta del Pd”. Poi ci sono i blog cattolici, da Rosso Porpora a Libertà e Persona (cioè due persone di numero, Rusconi e Agnoli, che ne sono gli autori), che insistono sul dato numerico per affermare che abbiamo la grave colpa di aver fatto perdere al centrodestra alcune sfide e che dunque è dimostrato che io sarei uscito dal Pd con lo straordinario piano di fare la quinta colonna piddina tra i cattolici per frantumare il Family Day al soldo del nemico e ovviamente tutto era frutto di una strategia diabolica studiata a tavolino. Più o meno è la stessa idea ventilata da La Nuova Bussola, però con maggiore stile e anche se Cascioli ha questo astio personale nei miei confronti, negli articoli in particolare di Zambrano ho notato una capacità di analisi sempre malevola ma almeno non sguaiata. Poi Corrispondenza Romana, che mai è stata tenera nei nostri confronti, piazza forse il commento più obiettivo: “Finisce in una sorta di pareggio la prestazione del Popolo della Famiglia di Mario Adinolfi che al suo debutto elettorale a livello nazionale ottiene lo 0,66% con circa 220.000 voti. Un risultato, di poco al di sotto di quello di Casapound, che appare più che dignitoso tenendo conto del totale oscuramento mediatico subito dal partito di Adinolfi”.

Dunque, torna sempre quella cifra: 220mila. Lo ripeto, non ricordo una così grande mole di articoli dedicata al singolo risultato numerico di una tutto sommato piccola forza. Sono il doppio di quanto ha raccolto Forza Nuova, che grazie ai fatti di Macerata è stata in televisione con Roberto Fiore per tutto il mese di campagna elettorale anche per via dell’orrendo pestaggio subito dal loro dirigente locale palermitano. Il fuoco amico nei nostri confronti, anche se intenso, non si è mai trasformato in fisiche bastonate e almeno di questo dobbiamo ringraziare.

Ora la domanda è: perché? Perché passano i giorni e ancora sembra essere ossessiva l’attenzione nei nostri confronti, nei confronti del nostro risultato? Se fosse stato così trascurabile come qualcuno a caldo ha provato a dire, non saremmo finiti subito nel dimenticatoio con una prece e un fiore sulla tomba? Riflettendo a mente fredda possiamo provare a darci alcune spiegazioni.

Bisogna partire però da una sincera ammissione: i 220mila voti che abbiamo ottenuti sono molti, è vero, ma inferiori alle nostre aspettative. I sondaggi che avevamo in mano ci davano sopra, alcuni molto sopra lo 0.7% che abbiamo poi effettivamente ottenuto. Questo, insieme alla vastissima partecipazione di persone alle nostre iniziative sul territorio, ha alimentato la speranza che potesse esserci addirittura una clamorosa sorpresa finale. Che non c’è stata. Perché? Semplice: perché nessun sondaggista aveva osato immaginare un M5S al 33% e una Lega al 17%. Nessun sondaggista ha mai detto che il Pd sarebbe crollato al 18%. E dunque i sondaggisti, che hanno mancato di cinque o sei punti i risultati delle forze maggiori, hanno mancato anche di uno o due il nostro. Le persone alla fine hanno polarizzato il loro voto su Di Maio e su Salvini. Un illuminante articolo sul voto cattolico pubblicato sul quotidiano La Stampa qualche giorno prima delle elezioni intervistava tra gli altri una coppia che era andata a visitare Sant’Antonio a Padova. I due si dicevano indecisi tra il voto al Popolo della Famiglia e quello al M5S. Sono certo che alla fine abbiano scelto Di Maio, perennemente presente su quotidiani e tv, indicato come possibile concorrente alla vittoria finale. Così come sono certo che molti dei nostri contigui al centrodestra, alla fine hanno scelto il centrodestra, magari per far eleggere Simone Pillon (a cui vanno i miei auguri nel caso sia confermata l’elezione che lui stesso ha annunciato, abbiamo avuto screzi personali, ma se devo scegliere meglio eletto lui che un altro al Senato).

Se riuscissimo a sgombrare il campo dall’inutile derby fratricida tra camarille, quale purtroppo è stato nelle ultime settimane il conflitto pidieffini-antipidieffini (e per la quota di mia responsabilità mi scuso), emergerebbero chiare tre questioni che indicano la strada per rendere più ampio il consenso al Popolo della Famiglia. Prima tra tutte: la questione economica. Il PdF avrebbe preso più voti se avesse avuto più soldi da spendere. Semplice e chiaro. Emma Bonino ha speso dieci milioni di euro per tappezzare tutte le stazioni e comprarsi le paginate sui giornali nei giorni di chiusura di campagna elettorale e ha ottenuto un 2.4%, aiutato anche da una iper-esposizione mediatica. Noi mai avremmo potuto spendere quella cifra, non abbiamo George Soros e i massoni neomalthusiani alle spalle, ma se solo i 220mila votanti fossero 220mila iscritti al Popolo della Famiglia, potremmo fare molto di più. Di qui l’invito che torno a rivolgervi: iscrivetevi al PdF, se ne avete a cuore le sorti, tramite il link www.lacrocequotidiano.it/abbonarsi-ora dove potete anche abbonarvi al quotidiano La Croce che è l’unico luogo mediatico che ogni giorni offre informazioni sul PdF e la sua elaborazione politica.

Seconda questione: la formazione. Dobbiamo avere un popolo di militanti sempre più politicamente formato, sul campo e “in classe”. Provvederemo al più presto ad avviare un percorso in questo senso. Terza questione: la comunicazione. Dobbiamo imparare a costruire una flusso di informazioni costante capace di interessare il mondo dei media, sfruttando ora la fase post-elettorale affinché questo torni utile poi (in termini di rapporti con la stampa così come in termini di veicolazione di contenuti) nella fase elettorale che, lo ricordo, riparte subito. Proprio ieri ho partecipato alla riunione del coordinamento friulano che sta organizzandosi per le regionali del 29 aprile e lo stesso faremo in Molise. Poi a fine maggio avremo le comunali in moltissime importanti città italiane da Brescia a Catania. Siamo di nuovo in campo e come sempre, sul piano locale, come abbiamo fatto fin dal 2016, siamo anche aperti al dialogo con altre forze politiche alle nostre condizioni e per il nostro vantaggio. Di certo la scelta di aver viaggiato autonomi alle politiche ora moltiplica in maniera determinante la nostra forza al tavolo delle trattative.

Chi ci spiega che dovremmo sic et simpliciter aderire al centrodestra sappia chiaramente una cosa: se partivamo dalla stessa analisi vostra ci evitavamo tutto questa fatica e ci iscrivevamo direttamente a un partito di centrodestra per renderlo più forte. Noi riteniamo necessario e persino fondamentale che esista una presenza autonoma cristianamente ispirata nel panorama politico e per questo abbiamo fondato il Popolo della Famiglia, che non è ascaro di nessuno. Siamo il Popolo della Famiglia, autonomo e indipendente nel giudizio, siamo composta da 220mila italiani che hanno stupito gli analisti politici del Paese e continueremo a farlo con determinazione. Siamo stati decisivi, sì, in più di una situazione ed è esattamente quello che volevamo. Dimostrarci determinanti. Così è stato e ora l’Italia politica sa che con il Popolo della Famiglia occorre fare i conti. Ci andremo a prendere comune per comune quello che ci spetta, costruiremo un reticolato di eletti che si stenderà come una rete su tutto il territorio nazionale e elezione dopo elezione si vedrà con quanta determinazione noi cambieremo l’Italia e la terremo ancorata a quelli che per noi, e solo per noi, sono principi non negoziabili.