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Formazione Politica

CATTOLICI E “ANNI DI PIOMBO”

Gran parte dei vecchi leader BR, di Prima Linea, dei variegati gruppi della sinistra eversiva, di Autonomia è ormai libera. Saldati i conti con la giustizia, resta ora di rendere onore al passato, e ricordare quei tanti, soprattutto cattolici, che seppero andare in anni difficili contro i falsi miti del Progresso”. L’invito di Mario Adinolfi, pubblicato in appendice al saggio Cattolici e anni di piombodi Giuseppe Brienza, edito da Solfanelli, può essere un viatico originale, in occasione del quarantesimo anniversario dell’uccisione di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse.

Al di là delle rievocazioni ufficiali, del detto e non detto di quella tragica vicenda, una questione importante, su cui varrebbe la pena aprire una serie riflessione, riguarda i “cattivi maestri” che orientarono ideologicamente prima la contestazione giovanile e poi la lotta armata, ma anche quanti a certe derive culturali si opposero, in alcuni casi pagando con la vita o con gravi lesioni personali la propria coerenza. In molti casi subendo l’ostracismo dei mass-media, della cultura “egemone”, ormai trasformatasi, dopo essere stata “cultura della resa”, in sistema di potere.

Vale la pena ricordare le iniziative, a partire dal 1973, del Cidas (Centro Italiano Documentazione Azione Studi) finalizzate a collegare le differenti correnti di pensiero non marxista ed il “Manifesto per la libertà”, indirizzato agli elettori, in occasione delle elezioni politiche del 20 giugno 1976, da una coraggiosa pattuglia di intellettuali liberaldemocratici e di tradizione cristiana. Né vanno dimenticate figure eminenti di intellettuali che, con il loro pensiero, segnarono passaggi importanti, nella storia culturale degli Anni Settanta: da Gianfranco Miglio, politologo dell’Università Cattolica di Milano, studioso del decisionismo-conservatore di Carl Schmitt, ad Augusto Del Noce, attento analista del processo di secolarizzazione e del “suicidio della rivoluzione”.

Che cosa mancò allora? L’impegno del “partito dei cattolici”. E’ storia nota. Alla strategia gramsciana, sviluppata dal Pci, a partire dagli Anni Cinquanta, la Democrazia Cristiana non seppe opporre un’analoga ed organica azione di risposta/proposta culturale. Alle maggioranze elettorali centriste mancarono, dopo il 18 aprile 1948, organiche strategie metapolitiche. I riferimenti alla Dottrina Sociale della Chiesa vennero gradualmente messi da parte. In molti casi si arrivò all’assimilazione culturale in un melting pot, che – per dirla con Del Noce – giunse a mettere insieme i vari materialismi in corso: “lo psicanalitico, lo strutturalistico, il positivistico, subordinandoli però al marxistico, e magari servendosi anche di teologi – e neppure questi mancano – che parleranno di un ‘materialismo cristiano’”.

A prevalere fu il compromesso ideologico, premessa necessaria a quello politico. In quel contesto la responsabilità di larga parte del mondo culturale cattolico rispetto a quello che avvenne in Italia, tra ’68 ed “anni di piombo”, fu certamente indiretta, ma non per questo meno grave.

Ci volle il trauma provocato dalla morte di Aldo Moro per fare ritrovare il bandolo di una matassa culturale perduta. Ma intanto l’assenza dei “chierici” aveva provocato quella stagione di morti fisiche e spirituali da cui ci volle un decennio per uscire, lasciando peraltro una serie di rovine spirituali con cui dobbiamo ancora fare i conti. Nel ricordo delle vittime di quegli anni, ancora oggi l’individuazione delle responsabilità culturali e politiche è essenziale per una battaglia di verità in gran parte ancora da fare.

Fonte: Mario Bozzi Sentieri, Moro e i chierici assenti, in “Totalita.it”, 9 maggio 2018

Formazione Politica

EDUCARE AI TEMPI DEL RELATIVISMO

“Tante verità, nessuna Verità”, ricordava il grande Luigi Pirandello (1867-1936). Con questa affermazione prende vita il relativismo come oggi lo conosciamo, la diffusione del quale, in particolare quello etico, implica che si possono sempre porre sullo stesso piano diverse posizioni ideali, nessuna delle quali è considerata essere più “vera” di un’altra. Forse, proprio per questo, spesso si sente dire che, educare oggigiorno, risulta essere un compito piuttosto complesso…

Nella difficile missione di crescere ed educare i figli, vi è lo spinoso riscontro con la “verità”, verità molto spesso “relativizzata” rispetto a quello che può essere il rapporto tra educazione e sofferenza, educazione ed esperienza del dolore.

Nella mentalità diffusa, la sofferenza – fisica o morale – è quell’aspetto oscuro della vita che è meglio mettere tra parentesi e da cui, in ogni caso, bisogna preservare il più possibile le giovani generazioni.

La sofferenza, purtroppo, fa parte della realtà e della verità della nostra vita. Cercando di tenere i più giovani al “riparo” da ogni difficoltà ed esperienza del dolore, rischiamo di far crescere, al di là delle nostre intenzioni, persone fragili, poco realiste e poco generose: la capacità di amare e di donarsi corrisponde infatti alla capacità di soffrire e, di soffrire insieme.

Per essere completa ed adeguata, o meglio, pienamente umana, l’educazione deve piuttosto cercare di non lasciare senza risposta gli interrogativi che la sofferenza, soprattutto la sofferenza innocente e, alla fine, la morte stessa, pongono alla nostra coscienza… “Educare alla verità”, dunque, è un compito quanto mai necessario nella società di oggi. Se ne parlerà nella conferenza che, venerdì 25 maggio, il Popolo della Famiglia-Roma ha organizzato invitando Stefano Bataloni, padre di famiglia e co-autore assieme alla moglie Anna Mazzitelli, del libro “Con la maglietta a rovescio. Storia di Filippo Bataloni” (Edizioni “La Porziuncola”, Assisi 2018, pp. 144, € 13). Al terzo degli “Incontri di cultura politica” del PdF verrà a parlarci del “perché” diciamo NO al relativismo etico nell’educazione dei figli e delle giovani generazioni, dai media alle scuole all’università. Nel blog che cura assieme alla moglie “Piovono miracoli” (https://piovonomiracoli.wordpress.com/), Bataloni si confronta da anni con i temi e con le sfide dell’educare oggi alla verità, innanzitutto nella vita di famiglia ma anche in quella civica e persino sui social network, un mondo che ormai ha assunto un ruolo predominante nelle giornate e nell’orizzonte ideale dei nostri figli. Durante l’incontro, che sarà presentato e moderato da Anna Zurlo (Popolo della Famiglia-Roma), sarà anche esposto un banco libri.

Appuntamento quindi al 25 maggio, alle ore 19, nella sala meeting del locale “Mirage Food & Drink”, in via Alessio Baldovinetti 98 (quartiere Roma-Eur). Per ulteriori informazioni si può scrivere una mail a: deodatisara.pdf@gmail.com.

Comunicati Stampa

Presentazione dei candidati piemontesi alla città

Domenica 28 gennaio, alle ore 10.00, a Torino, presso la sala di Via Celeste Negarville 30/2A (zona Mirafiori), Mirko De Carli, coordinatore per l’Italia settentrionale dei circoli territoriali del Popolo della Famiglia, terrà una conferenza stampa di presentazione, ai cittadini ed alla stampa, dei candidati piemontesi del PdF alle prossime lezioni politiche del marzo 2018.
Contestualmente verrà anche presentato il programma elettorale di questo nuovo soggetto politico (il PdF, appunto), fondato in seguito ai Family Day 2015 e 2016 da Mario Adinolfi, Gianfranco Amato e Nicola Di Matteo, programma che, in breve, prevede la difesa dei valori non negoziabili, quali il diritto universale a nascere; il primato della famiglia ad esercitare il suo ruolo insostituibile nell’educazione dei figli; il diritto di ogni bambino ad avere una mamma ed un papà; la difesa dei neonati che non possono essere oggetto di compravendita attraverso la pratica della maternità surrogata; e poi il reddito di maternità di 1000 euro mensili a quelle mamme che decideranno di dedicarsi alla cura dei figli, la riforma del quoziente familiare nella tassazione; e ancora l’opposizione alle DAT (Disposizioni Anticipate di Trattamento), che prevedono la cessazione di nutrizione e idratazione per gli anziani che abbiano preventivamente richiesto la sospensione delle cure (anche se queste due pratiche non possono essere considerate come trattamenti medici né quindi essere sospendibili, come invece la legislazione vigente legittima: esiste già la terapia antalgica per accompagnare il malato terminale senza sofferenze inutili); il diritto delle persone a non emigrare, mediante accordi con i paesi di origine, e opposizione allo jus soli.

Circolo Territoriale del PdF-Piemonte
Circoli PdF-Torino-Maria Ausiliatrice e Torino 1-andare oltre

 

Comunicati Stampa

Fecondazione eterologa, una deriva da contrastare

Le recenti dichiarazioni dell’assessore regionale alla Sanità, Antonio Saitta, costituiscono una pericolosa accelerata nell’agenda della giunta regionale per l’introduzione della fecondazione eterologa in Piemonte.

I perché del no.
Apprendiamo con preoccupazione che la giunta regionale del Piemonte sta preparando un provvedimento normativo al fine di definire e regolare l’approvvigionamento di gameti utilizzati per la fecondazione eterologa: lo si apprende dalla risposta che ha dato l’assessore Saitta ad una specifica interrogazione presentata in Consiglio regionale negli scorsi giorni.

Sebbene non si tratti di una novità – in quanto già da aprile 2014 – la Giunta regionale, a guida PD, ha recepito l’accordo inter-regionale in merito alla fecondazione eterologa, avvenuta a seguito della sentenza della Corte Costituzionale del 9 aprile 2014, occorre ricordare che la strada intrapresa è foriera di grandi distorsioni e sofferenze per i figli nati in provetta, e rappresenta quindi una soluzione che reca più danni che benefici.

Come ricorda il prof. Adriano Pessina, direttore del Centro di bioetica della Cattolica di Milano in un articolo apparso sul Sole24Ore, la fecondazione eterologa spezza la genitorialità biologica da quella sociale, divenendo spesso una forma di maternità surrogata sotto mentite spoglie.

Negli USA, Alana Stewart, nata da fecondazione eterologa – pratica da lei definita “l’atto violento di comprare e vendere un figlio” – ha dato voce a tutte le vittime di questa violenza attraverso il sito internet “Anonymous Us”, che raccoglie le testimonianze drammatiche di tanti “figli in provetta”.
La ricerca dei genitori biologici ha segnato profondamente la vita di queste persone, che hanno manifestato notevoli disagi sul piano psicologico e sociale.

Forzare la natura per superarne i limiti non è mai una decisione saggia: nella fattispecie la politica dovrebbe semplificare e favorire il ricorso all’adozione, che invece spesso rappresenta un labirinto senza uscita. In questo modo si incentiva la coesione sociale, mentre la fecondazione eterologa, volendo aggirare un limite di natura, rischia di alimentare l’egoismo del desiderio trasformato in diritto.

 

Fabrizio Clari – Maurizio Schininà

Il Popolo della Famiglia – coordinamento dei Circoli regione Piemonte

pdfpiemonte@gmail.com   t

Tel. 371 3350556

Facebook: Popolo della Famiglia – Piemonte https://facebook.com/popolo della famiglia/

 

Comunicati Stampa

Comunicato stampa

Le affermazioni del sindaco Chiara Appendino, che si dice pronta a “forzare” il sistema legislativo per riconoscere legalmente “nuove famiglie”, risultano prive di ogni fondamento razionale, e sono pertanto “irricevibili”.

 La famiglia, per sua natura, fugge ogni “riduzionismo” culturale. Essa non è prodotto della convenzione sociale, tanto da poter assumere contenuti diversi a seconda delle epoche, della cultura o della maggioranza.
 La famiglia non è nemmeno prodotto della “cultura cristiana”, sebbene questa abbia illuminato – e illumini – la realtà della famiglia naturale.
La famiglia è infatti presupposto essenziale della società e del suo sviluppo; in essa vivono la natura e le finalità del matrimonio tra un uomo e una donna, e la dignità della persona umana contro ogni discriminazione sessuale, sociale ed efficientista.
 La famiglia è una realtà unica, “riconosciuta” (e non creata!) dall’art. 29 della nostra Costituzione come “società naturale”. Per “naturale” la nostra Costituzione intende la precedenza dell’istituto familiare sullo stesso diritto positivo e quindi su ogni possibile dibattito culturale e politico.
Ogni riflessione culturale trova nella famiglia l’imprescindibile riferimento per discernere cosa è e cosa non è “famiglia”.
La genitorialità nei confronti del bambino, che le anagrafi comunali sono chiamate a registrare, non rappresenta un “ruolo sociale” inventato e conferito dallo Stato, né rappresenta un’aspirazione individuale dettata dal desiderio dei singoli, ma un “dato di fatto” determinato dalla natura: è genitore chi, potendo generare, ha generato.
L’intenzione di voler “forzare” l’impianto legislativo è gravissima e rivela il volto anti-democratico del M5S e la sua familiarità con i metodi radicali. Non sfugge, infine, come registrare legalmente come “famiglia” due donne o due uomini con un bambino, rappresenti una grave apertura all’abominevole pratica, che è reato, dell’utero in affitto, oltre che alla fecondazione eterologa indiscriminata. In questo modo si condannano i nascituri ad essere oggetto del desiderio degli adulti: siamo alla codificazione dell’uomo.
 Il Popolo della Famiglia ribadisce con forza l’unicità della famiglia, fondata sul matrimonio naturale, e il diritto di ogni bambino ad avere un papà e una mamma, e richiama tutti all’uso normale della ragione, perché “sbagliato è sbagliato”.
Formazione Politica

“INCONTRI DI CULTURA POLITICA”: SI PARLA DI ABORTO

Il Popolo della Famiglia rende omaggio a tutti i volontari e alle volontarie dei Centri e Servizi di aiuto alla vita d’Italia dedicando il prossimo degli “Incontri di cultura politica” al tema prolife per eccellenza.

Dopo l’interessante conferenza di Giulio Saraceni su Walter Tobagi (1947-1980), il prossimo appuntamento con il Popolo della Famiglia-Roma sarà venerdì 4 maggio, alle ore 19, sempre al “Mirage Food & Drink” (via Alessio Baldovinetti 98 – quartiere EUR). Di “Aborto. Perchè no” parlerà il prof. Giuseppe Focone, dirigente del PdF e consigliere del Centro di Aiuto alla Vita (CAV) di Napoli. Presenta Anna Cavallo.

L’incontro è stato pensato anche in previsione dell’ottava edizione della Marcia Nazionale per la Vita, che si terrà a Roma sabato 19 maggio, con partenza alle ore 15 (il ritrovo è in Piazza della Repubblica – vicino alla Stazione Termini – alle ore 14:30). Tutti i militanti prolife uniti, motivati e compatti in piazza per dire il nostro SI ALLA VITA, e NO ALL’ABORTO! Per ulteriori informazioni: http://www.marciaperlavita.it.

Ripetitori

BASTA CON LE CAZZATE DEGLI ANTIPROIBIZIONISTI.

 

 

BASTA CON LE CAZZATE DEGLI ANTIPROIBIZIONISTI
di Mario Adinolfi

Il Corriere della Sera ci informa che i professori di una classe di quindicenni del liceo Parini di Milano in gita a Roma hanno denunciato alcuni allievi che si stavano fumando tre grammi di marijuana. Due studenti sono stati individuati come i “pusher” del gruppo, rifornivano insomma di droga tutta la classe. La notizia è duplice. La prima, positiva, riguarda i docenti denuncianti che hanno fatto scattare l’operazione di polizia all’interno dell’hotel romano dove alloggiava la scolaresca in gita. La seconda, negativa, è che emerge grazie a questa notizia un fenomeno che è diffusissimo: dobbiamo saperlo bene noi genitori, la droga è consumo abituale tra gli adolescenti. Secondo gli ultimi dati sarebbero 855.000 i minorenni consumatori di droga, con una crescita del 70% negli ultimi cinque anni. Le campagne “simpatizzanti” a favore delle canne offrono un senso di sostanziale impunità, a questo si aggiunge l’impennata di consumo di droghe chimiche, le “pasticche”, con migliaia di diverse componenti psicoattive sempre nuove che costringono le forza dell’ordine a “inseguire” un mercato della droga in continuo cambiamento che punta dritto sui nostri figli. Si può far finta che il problema non ci riguardi, possiamo chiudere gli occhi, ma i dati sono oggettivi: in ogni classe di scuola superiore composta da 25 allievi, 10 si drogano. La torta è divisa così: cinque consumatori prevalenti di cannabis e marijuana, quattro di pasticche, uno di cocaina o eroina. Al liceo Parini, fondato nel 1774 da Maria Teresa d’Austria, hanno trovato il coraggio di denunciare. Le droghe, anche quelle “leggere”, devastano il tessuto neuronale degli adolescenti, dei nostri figli. Serve una guerra alla droga nelle scuole, culturale e giuridica, basta con le cazzate degli antiproibizionisti.

Ripetitori

LE NOSTRE SCELTE – Elezioni Amministrative

 

LE NOSTRE SCELTE
di Mario Adinolfi

Riguardo alle nostre scelte per le prossime amministrative, stiamo lavorando nel solco della tradizione che fin dal 2016 ci ha visti comporre intese di varia natura con l’obiettivo di ottenere più eletti possibile perché sono gli eletti l’anima della presenza sul territorio. Abbiamo ottenuto eletti andando da soli con il nostro candidato sindaco (penso a Mirko a Riolo), ne abbiamo ottenuti andando in coalizione e esprimendo dunque esponenti di governo locale (il primo fu Lanfranco nel 2016, da allora vicesindaco a Cordenons), ne abbiamo ottenuti candidando nostri esponenti in liste altrui (la prima fu Giovanna sempre nel 2016 a Bolzano). I principi guida sono due: siamo un movimento dove conta chi si impegna, quindi decidono i gruppi locali e il direttivo nazionale nega il suo necessario placet tecnico solo in caso di macroscopiche violazioni della ragione d’essere del Popolo della Famiglia (sono vietate ad esempio intese con Pd e M5S); bisogna concretamente agire valutando il massimo numero di eletti ottenibili sul territorio, nelle condizioni date. Nei prossimi mesi si rinnoveranno 5 consigli regionali e 797 consigli comunali. Il Popolo della Famiglia, ottenuto il riconoscimento politico della sua soggettività autonoma grazie alla scelta vigorosa e lungimirante di presentare il proprio simbolo fuori dalle coalizioni alle politiche, ora può sedersi a ogni tavolo di trattativa se le condizioni lo consentono facendo pesare il consenso localmente raccolto per trasformarlo nei prossimi mesi (ce lo auguriamo) in un consistente numero di eletti che sommati ai sedici attuali comporranno la presenza viva e visibile del PdF nelle istituzioni. Un passo alla volta, un passo alla volta…