Formazione Politica

IL DOPO-REFERENDUM ABORTO IN #IRLANDA: LE FORZE IN CAMPO

Con il referendum del 25 maggio scorso è stato purtroppo abrogato, con la vittoria dei “SI”, l’ottavo emendamento
dell’articolo 40 della Costituzione irlandese che, dal 1983, aveva il merito di proteggere il diritto alla vita del bambino
concepito. Abbiamo già fatto notare (cfr. Referendum #Irlanda: dobbiamo parlarne ancora, in “La Croce quotidiano”, 31 maggio 2018, p. 3), che non tutto il male vien per nuocere. Infatti questa rovinosa sconfitta ha finalmente scosso le coscienze di molti (in primis pastori) e, a breve, potrebbe suscitare nuove energie e protagonisti in grado di tentare la possibile riscossa. Anzitutto fra qualcuno di quei 31 deputati e senatori del partito “Fianna Fáil” che, in dissenso col segretario del loro partito, hanno dichiarato il loro voto per il “NO” al referendum e la necessità di una politica chiaramente anti-aborto. Ma anche all’interno dello “Sinn Féin” dove il deputato Peadar Tóibín sta emergendo come nuovo e dinamico leader del Movimento per la vita nazionale. Abbiamo poi parlato nello scorso articolo di Justin Barrett, classe 1971, leader del “National Party” e di Greg Daly, giovane promessa del periodico cattolico Irish Catholic. Integriamo questa lista molto parziale di possibili fautori di una prossima “primavera pro-life” nell’Isola del Trifoglio con lo scrittore, drammaturgo e giornalista (già sposato alla cantante Sinead O’Connor) John Waters, l’editorialista del “Sunday Times e direttore dello “Iona Institute” David Quinn e la columnist dell’Irish Times Breda O’Brien.

Cominciamo con Waters, autore di nove libri e collaboratore per molti anni dell’Irish Times, come editorialista sta denunciando da decenni un processo inesorabile di “crisi costituzionale irlandese”. In passato si è occupato di questioni politicamente scorrette come ad esempio l’oscuramento e la discriminazione della paternità nella società irlandese, in particolare in relazione alla tutela legale del rapporto tra padri e figli, pubblicando anche sul giornale First Things, uno dei più influenti in ambito culturale-cristiano nordamericano, editoriali e articoli di denuncia della lotta della classe dirigente irlandese dei diritti dei bambini non nati. Ha continuato, durante l’ultima
campagna referendaria, a combattere ogni posizione, non di rado espressione anche di certo mondo cattolico ed ecclesiale, che pretende di equiparare la lotta politica per i “principi non negoziabili” al “moralismo” («a tendency has developed, whereby any attempt to express a moral position is dismissed as “moralism”». Questa idea, infatti, fraintende completamente l’insegnamento di Papa Francesco (cfr. “A Diagnosis of Moralosis”, by John Waters, in First Thinghs, 23.4.2018). Non è un caso che Waters abbia già pagato duramente dal mainstream laicista per le sue posizioni sulla famiglia naturale e contro le “nozze gay” quando fu ospitato al Meeting di Rimini nell’agosto del 2013. Allora i grandi media e lobbisti lo accusarono di “omofobia” ma, nonostante ciò, lui non si è fatto intimidire ed è ancora in prima linea.

In queste ultime settimane Waters ha spiegato che la schiacciante vittoria abortista al referendum sull’ottavo emendamento della Costituzione è in certo senso “drogata”. Non corrisponde, infatti, alla realtà dell’opinione del popolo irlandese se, ad esempio, molti dei “SÌ” sono stati indotti con l’influenza esercitata, specie sui più giovani, dalle varie star dello spettacolo e della musica.
Su tutti citando il chitarrista degli U2 “The Edge”, «secondo cui votare SÌ era “la cosa più intelligente da fare”. Questo è a mio parere un abuso del potere della celebrità, che dovrebbe muoversi nella direzione opposta, essere dubbiosa, riluttante, imbarazzata. È invece stata incredibilmente banale e patetica» (cit. in Giulio Meotti, Infelicissima Irlanda, ha sostituito i suoi santi con gli U2. Intervista allo scrittore John Waters, in Il Foglio, 16-17 giugno 2018, p. VII).
Di David Quinn che, in pratica, ha capeggiato il fronte del NO all’abrogazione dell’ottavo emendamento della Costituzione, chi conosce la scena culturale e giornalistica irlandese avrà già abbondantemente sentito parlare. È stato infatti il più attivo difensore del diritto naturale e della famiglia nel 2015 in occasione della consultazione popolare sui “matrimoni” tra omosessuali.
Dirige lo “Iona Institute”, un’organizzazione non governativa con sede a Dublino e che si sta attivando sempre più nell’ambito della battaglia in favore della famiglia e del diritto alla vita di ogni bambino, così come di quello di conoscere i propri genitori e di essere cresciuto da un padre e da una madre.
Anche Breda O’Brien è una vecchia conoscenza delle battaglie prolife e profamily in Irlanda. Durante la campagna referendaria del 2015, aveva colto nel segno con i suoi reportage sull’organizzazione Lgbt irlandese GLEN (Gay and Lesbian Equality Network), una vera e propria lobby finanziata e mobilitata dall’estero per promuovere la modifica delle politiche legislative in senso antivita e omosessualista, debitrice fra il 2005 e il 2011 della bellezza di 4.727.860 dollari americani con i quali «ha avuto accesso» a ben 40 politici nazionali, senza aver cura «nemmeno di nascondere il suo piano d’azione, squadernato in quattro semplici punti nel documento intitolato “Catalizzare la parità”». Dopo l’esito del referendum del 25 maggio Breda non si è arresa, firmando un editoriale di fuoco sull’Irish Times, dal titolo molto eloquente: “Il movimento anti-abortista non mollerà e non sparirà” (cfr. Breda O’Brien, Abortion movement has not given up and will not disappear, in The Irish Times, May 28, 2018).
In Irlanda insomma c’è ancora un cuore pro vita che pulsa e che non si arrende davanti alla sconfitta al referendum. Il movimento anti-abortista sta già raccogliendo decine di migliaia di firme contro la probabile e prossima legge che introdurrà, sulla base dell’esito delle urne, l’aborto libero e a richiesta fino a 6 mesi. E poi ha intentato delle azioni legali contro il risultato della consultazione perché secondo loro i conti non tornano. Un numero considerevole di persone, infatti, sono state escluse dalle liste elettorali (e dal voto) in modo del tutto indebito o per lo meno da chiarire. Tano più che fra queste persone ci sono centinaia di religiosi e religiose che vivono in diversi conventi e monasteri dell’Isola, nonché in case di riposo e di cura per anziani. Tutti elettori, guarda caso, che si sarebbero molto probabilmente espressi in favore del diritto alla vita dei bambini.
Altra buona notizia, una volta tanto, è arrivata da Londra, che ha escluso d’imporre d’autorità la liberalizzazione dell’aborto in Irlanda del Nord, dopo il risultato del referendum.
«Londra ha il dovere di rispettare il decentramento e la competenza attribuita in tema di aborto al parlamento di Belfast», ha detto Karen Bradley, ministro per l’Irlanda del Nord nel governo May. Nei giorni scorsi, infatti, diverse deputate di Westminster avevano provato a chiedere la rimozione delle restrizioni anti- aborto in Irlanda del Nord, non riuscendoci però, grazie a Dio, almeno per ora.

Intanto si avvicina la visita del Santo Padre a Dublino, con il programma appena ufficializzato che vedrà la Santa Messa celebrata da Papa Francesco al Phoenix Park nel pomeriggio di domenica 26 agosto. Oltre che in questo, il vero e proprio momento culminante del viaggio apostolico organizzato in occasione dell’Incontro mondiale delle famiglie, il filo conduttore della visita di Bergoglio, la famiglia come “santuario della vita”, sarà tessuto e non mancherà di influenzare e rivitalizzare i fedeli e gli attivisti prolife irlandesi che affolleranno sia la “St. Mary’s Pro-Cathedral” sia il “Croke Park Stadium”, quest’ultima sede ove il Pontefice parteciperà a uno degli eventi conclusivi dell’incontro mondiale, la Festa delle famiglie. La festa della famiglia diventerà, lo confidiamo davvero, la battuta decisiva di una riscossa nella battaglia in difesa della vita umana innocente in Irlanda. Cominciando a fare chiarezza sull’esito del referendum e sulla nuova legge che il governo dovrà, a breve, varare.

Fonte: Giuseppe Brienza, Irlanda: le forze attualmente in campo dopo il #referendum, in La Croce quotidiano, 19 giugno 2018, p. 3.

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LA DIFESA DELLA VITA NELLA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA

“La centralità della vita nella Dottrina sociale della Chiesa” è il tema della puntata di “Temi di Dottrina sociale della Chiesa”, che andrà in onda su Radio Mater martedì 12 giugno (ore 17.30-18.30). Avrò il piacere di dialogare con Marina Casini Bandini, 52 anni, nuovo presidente del Movimento per la Vita Italiano (MpV), che succede a Gian Luigi Gigli e, prima ancora, al padre Carlo Casini, co-fondatore a Firenze del MpV nel 1975.

La prof.ssa Casini, in famiglia e da studiosa (è titolare della cattedra di Bioetica nella Facoltà di Medicina e chirurgia dell’università “Agostino Gemelli” di Roma), vive da anni le battaglie civili, politiche e culturali organizzate nel nostro Paese in favore della vita umana innocente, dal concepimento alla morte naturale. Aveva soltanto 12 anni quando, il 22 maggio del 1978, fu legalizzato l’aborto in Italia con la famigerata legge 194 e, dopo un lungo periodo d’insegnamento universitario, si mette ora in gioco inaugurando un periodo di rinnovata azione prolife del MpV. Confidiamo che una delle prime dichiarazioni che ha rilasciato da presidente del MpV (è il testo di una recente intervista al settimanale Famiglia Cristiana), vale a dire «A mio parere la 194 non ha nulla di buono. È un testo completamente iniquo», divenga in questo senso una delle direttive principali d’azione del MpV.

Dal punto di vista strettamente razionale, in effetti, oltre che da quello religioso, morale, giuridico e filosofico, la c.d. interruzione volontaria di gravidanza non ha motivo di esistere, essendo inaccettabile da parte di un ordinamento politico fondato sulla dignità umana, la violazione unilaterale e “legalizzata” del diritto alla vita di chicchesia, sia pure vivento allo stato del concepimento.

Durante la puntata si parlerà anche dell’incompatibilità della legge sul “testamento biologico”, approvata alla fine della scorsa legislatura (14 dicembre 2017), con la Dottrina sociale della Chiesa. Una normativa, questa, che, spezzando definitivamente il “rapporto d’alleanza” e di fiducia fra medico e paziente, ha introdotto quelle “Disposizioni anticipate di trattamento” (Dat) che costituiscono ad avviso di molti un’anticamera dell’eutanasia.

Nel corso della trasmissione sarà anche possibile rivolgere domande oppure proporre interventi telefonando al numero 031/64.60.00 o scrivendo una mail a diretta@radiomater.org (per le frequenze di Radio Mater si consulti il sito: www.radiomater.org).

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“INCONTRI DI CULTURA POLITICA”: SI PARLA DI ABORTO

Il Popolo della Famiglia rende omaggio a tutti i volontari e alle volontarie dei Centri e Servizi di aiuto alla vita d’Italia dedicando il prossimo degli “Incontri di cultura politica” al tema prolife per eccellenza.

Dopo l’interessante conferenza di Giulio Saraceni su Walter Tobagi (1947-1980), il prossimo appuntamento con il Popolo della Famiglia-Roma sarà venerdì 4 maggio, alle ore 19, sempre al “Mirage Food & Drink” (via Alessio Baldovinetti 98 – quartiere EUR). Di “Aborto. Perchè no” parlerà il prof. Giuseppe Focone, dirigente del PdF e consigliere del Centro di Aiuto alla Vita (CAV) di Napoli. Presenta Anna Cavallo.

L’incontro è stato pensato anche in previsione dell’ottava edizione della Marcia Nazionale per la Vita, che si terrà a Roma sabato 19 maggio, con partenza alle ore 15 (il ritrovo è in Piazza della Repubblica – vicino alla Stazione Termini – alle ore 14:30). Tutti i militanti prolife uniti, motivati e compatti in piazza per dire il nostro SI ALLA VITA, e NO ALL’ABORTO! Per ulteriori informazioni: http://www.marciaperlavita.it.