Formazione Politica

VOTO PROLIFE ARGENTINO: LE REAZIONI DA ADINOLFI AL MOVIMENTO PER LA VITA

«Uniti i pro-life vincono». Questo il commento di Mario Adinolfi, Presidente nazionale del Popolo della Famiglia, a poche ore dall’esito del voto che, ieri notte, ha visto il Senato argentino respingere, 38 contro 31, il progetto di legge che avrebbe permesso l’aborto legale e gratuito nel Paese latinoamericano. Per il voto al provvedimento, che aveva già ottenuto l’approvazione della Camera ed era sostenuto da potenti anche se minoritarie lobbies, ha molto influito lo schieramento compatto della Conferenza episcopale, guidata da cardinali e vescovi scelti personalmente da Papa Francesco. Il progetto di legge avrebbe sconvolto l’orientamento consolidato nella politica argentina, che vede l’aborto come un omicidio e solo di recente l’ha permesso in caso di stupro o di pericolo di vita.

Il Movimento per la Vita Italiano, presieduto da Marina Casini, ha pubblicato un comunicato stampa nel quale si esprime una profonda «gioia per la notizia che il Senato argentino ha respinto il progetto di legge volto a legalizzare l’aborto volontario. Dal Senato argentino viene un messaggio di speranza, perché la questione del diritto alla vita dei bambini non nati è planetaria e quindi forte è l’incoraggiamento per gli altri Paesi del mondo. È simbolicamente rilevante che questo voto abbia seguito la decisione del Papa argentino sull’abolizione della pena di morte in nome della dignità umana sempre uguale per tutti. Inoltre è motivo di riflessione che la vittoria pro life sia l’esito di una battaglia culturale condotta unitariamente dal popolo della vita» (Roma, 9 agosto 2018).

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Incontro di presentazione del programma politico del PdF ispirato alla Dottrina sociale della Chiesa

Per conoscere meglio il Popolo della Famiglia cosa c’è di meglio che il programma politico generale, sintetizzato nei 26 punti ispirati al Compendio della Dottrina sociale della Chiesa? Sono stati pubblicati sul giornale diretto da Mario Adinolfi “La Croce quotidiano” fin dall’inizio del movimento, che è stato fondato a Roma, da oltre 300 padri e madri di famiglia e persone di buona volontà, l’11 marzo del 2016. Per chi abita a Cerveteri (vicino Roma), l’appuntamento è per questo venerdi, 22 giugno, alle ore 19, presso l’associazione “Il Sorriso”, in largo Vivaldi 30.

Dopo un’introduzione di Germana Biagioni, interverranno i dirigenti del PdF-Roma Giuseppe Brienza, Anna Ciappa, Sara Deodati e Silvio Rossi, i quali illustreranno i principali contenuti del programma del movimento di Mario Adinolfi, Gianfranco Amato e Nicola Di Matteo rispondendo alle domande ed agli interventi dei partecipanti.

Per ulteriori informazioni si può scrivere una mail a: pdf.cerveteri@gmail.com.

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CATTOLICI E “ANNI DI PIOMBO”

Gran parte dei vecchi leader BR, di Prima Linea, dei variegati gruppi della sinistra eversiva, di Autonomia è ormai libera. Saldati i conti con la giustizia, resta ora di rendere onore al passato, e ricordare quei tanti, soprattutto cattolici, che seppero andare in anni difficili contro i falsi miti del Progresso”. L’invito di Mario Adinolfi, pubblicato in appendice al saggio Cattolici e anni di piombodi Giuseppe Brienza, edito da Solfanelli, può essere un viatico originale, in occasione del quarantesimo anniversario dell’uccisione di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse.

Al di là delle rievocazioni ufficiali, del detto e non detto di quella tragica vicenda, una questione importante, su cui varrebbe la pena aprire una serie riflessione, riguarda i “cattivi maestri” che orientarono ideologicamente prima la contestazione giovanile e poi la lotta armata, ma anche quanti a certe derive culturali si opposero, in alcuni casi pagando con la vita o con gravi lesioni personali la propria coerenza. In molti casi subendo l’ostracismo dei mass-media, della cultura “egemone”, ormai trasformatasi, dopo essere stata “cultura della resa”, in sistema di potere.

Vale la pena ricordare le iniziative, a partire dal 1973, del Cidas (Centro Italiano Documentazione Azione Studi) finalizzate a collegare le differenti correnti di pensiero non marxista ed il “Manifesto per la libertà”, indirizzato agli elettori, in occasione delle elezioni politiche del 20 giugno 1976, da una coraggiosa pattuglia di intellettuali liberaldemocratici e di tradizione cristiana. Né vanno dimenticate figure eminenti di intellettuali che, con il loro pensiero, segnarono passaggi importanti, nella storia culturale degli Anni Settanta: da Gianfranco Miglio, politologo dell’Università Cattolica di Milano, studioso del decisionismo-conservatore di Carl Schmitt, ad Augusto Del Noce, attento analista del processo di secolarizzazione e del “suicidio della rivoluzione”.

Che cosa mancò allora? L’impegno del “partito dei cattolici”. E’ storia nota. Alla strategia gramsciana, sviluppata dal Pci, a partire dagli Anni Cinquanta, la Democrazia Cristiana non seppe opporre un’analoga ed organica azione di risposta/proposta culturale. Alle maggioranze elettorali centriste mancarono, dopo il 18 aprile 1948, organiche strategie metapolitiche. I riferimenti alla Dottrina Sociale della Chiesa vennero gradualmente messi da parte. In molti casi si arrivò all’assimilazione culturale in un melting pot, che – per dirla con Del Noce – giunse a mettere insieme i vari materialismi in corso: “lo psicanalitico, lo strutturalistico, il positivistico, subordinandoli però al marxistico, e magari servendosi anche di teologi – e neppure questi mancano – che parleranno di un ‘materialismo cristiano’”.

A prevalere fu il compromesso ideologico, premessa necessaria a quello politico. In quel contesto la responsabilità di larga parte del mondo culturale cattolico rispetto a quello che avvenne in Italia, tra ’68 ed “anni di piombo”, fu certamente indiretta, ma non per questo meno grave.

Ci volle il trauma provocato dalla morte di Aldo Moro per fare ritrovare il bandolo di una matassa culturale perduta. Ma intanto l’assenza dei “chierici” aveva provocato quella stagione di morti fisiche e spirituali da cui ci volle un decennio per uscire, lasciando peraltro una serie di rovine spirituali con cui dobbiamo ancora fare i conti. Nel ricordo delle vittime di quegli anni, ancora oggi l’individuazione delle responsabilità culturali e politiche è essenziale per una battaglia di verità in gran parte ancora da fare.

Fonte: Mario Bozzi Sentieri, Moro e i chierici assenti, in “Totalita.it”, 9 maggio 2018

Manifesti

Perché aggrediscono il PdF?

di Mario Adinolfi

Sabato sera ho presentato O capiamo o moriamo nella splendida cornice del Conservatorio di Novara, invitato dal circolo del Pdf della zona guidato dal sempre brillante Alberto Cerutti. Pochi minuti dopo l’inizio della presentazione ho subito una oscena aggressione da parte di un ragazzo gay che è salito nudo sul palco, palpeggiandomi platealmente per alcuni minuti prima dell’intervento della DIGOS, che purtroppo scorta omai da anni tutti i miei spostamenti proprio perché sa che sono esposto potenzialmente a assalti violenti semplicemente per le poche e banali idee che insistentemente declino praticamente ogni sera in una diversa città d’Italia. Il fastidio immenso e il fremito di disgusto che ho provato nell’avere addosso le mani di quel povero ragazzo, per molti minuti, in una molestia continua che aveva come finalità quella di provocare una mia reazione violenta a beneficio della telecamera del complice che mi inquadrava, credo siano evidenti nel video che testimonia la brutalità della vicenda. Continua a leggere “Perché aggrediscono il PdF?”